Quel mazzolin di fiori che vien dalla montagna …

Per queste vacanze abbiamo traslocato la gabbia dorata in montagna, che se dobbiamo litigare e/o ignorarci tanto vale è farlo immersi fino al collo nella calda piscina o sferzati dall’aria a -6 delle piste.

Ci sono stati momenti bellissimi come la prima volta dei maghetti sulla tavola e il seienne sembrava ci fosse nato con lo snowboard sotto i piedi tanto era disinvolto.  Bellatrix incantatrice di un paio di bambini al miniclub uno dei quali parlante svedese mentre lei parla solo italiano; si capivano perfettamente e la sera di Natale hanno mangiato insieme, mano nella mano.  Gli aperitivi di Ottone, barista cubano, salsero mancato ma ottimo intrattenitore, in cinque lingue (esatto cinque!).

Ci sono stati momenti tristi e frasi infelici e pensieri non proprio edificanti.

Ho parlato poco, ascoltato molto, cercato di non pensare troppo. Ho evitato bilanci e buoni propositi. Ho cercato di non esagerare con il cibo e ma non centellinare sui sorrisi, non sempre riuscendoci.

Ho mandato pochi messaggi di auguri e ricevuti un paio inaspettati. Non ho fatto regali se non ai maghetti ai quali non è stato risparmiato nemmeno un abbraccio, un bacio, una sessione di solletico.

Una volta a casa ci sono stati risvegli lenti e colazioni saltate.  Quarantott’ore ininterrotte di pigiama, giochi di carte e costruzioni con mattoncini colorati. Un libro. Due film. Nessun veglione. Tre uscite con le amiche.

Piccole cose ad accompagnarmi dentro questo anno intonso, tutto da riscrivere, che il duemilaquindici deve essere l’anno della svolta (Fata Cazzo Svegliati!) ma com’è che mi trova già così stanca ?!

Sì, sì, lo so, scavo, scavo ….

very cold
very cold
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Merda, merda, merda !!

Sono stati due giorni molto intensi per i maghetti questi, e pieni di prime volte.

Di conseguenza anche la Fata è stata risucchiata sabato mattina in un vortice di eventi e sputata fuori domenica sera distrutta ma felice.

Fata tuttofare che ha: cercato di allestire un buffet decente nonostante i molto scarsi fondi della scuola, ascoltato canzoni di Natale, applaudito a brutte (ma proprio orrende) poesie, passato fazzoletti di carta a mamme vicine di sedia commosse,  allacciato cravatte, sistemato fiocchi, salutato maestre, evitato inutili small talk con certi genitori che anche se è Natale non ce la posso fare.

E il tutto, da capo, due volte.

Accompagnato i maghetti in un castello magico affacciato su un lago zeppo di ricordi, incollato brillantini nell’elfo-laboratorio, scattato foto giocose,  alternato distribuzione di panini e cioccolate calde con corse al bagno più vicino.

Soffiato nasini, messo cerotti, allacciato pattini e ricacciato indietro  lacrime (le sue) mentre Bellatrix prendeva per mano MagoMagretto per insegnarli a scivolare  sul ghiaccio.

E’ stata poi la volta del saggio di danza, e lì la Fata ha fatto una scelta impopolare, ha rinunciato ad assistere allo spettacolo comodamente seduta in platea per sudare sette camicie dietro le quinte. Che tante ne ha fatte e ne ha viste la Fata quando toccava a lei salire sul palco per sapere che l’emozione è tanta anche e soprattutto lì, dove nessuno vede e tutto accade.

Lì dove la Fata ha truccato, pettinato chignon, azzittito con poco convincente tono severo. Tenuto a bada dodici ballerine impazienti chiuse in un camerino di troppo pochi metri quadrati. Cambiato vestiti alla velocità della luce, slacciato scarpette, inforcato mollettine, sparso pece sul pavimento che poi scivolate, corso da un camerino all’altro a cercare una bimba apparentemente smarrita, rassicurato e fatto respiri profondi con loro che siete bravissime e vi ricordate tutto.

A spettacoli finiti, la sera davanti a un bicchiere di prosecco la Fata ha pensato che sì, che ora ci vorrebbero due braccia forti per stritolarla in un abbraccio.

soprattutto drink!
soprattutto drink!