Merda, merda, merda !!

Sono stati due giorni molto intensi per i maghetti questi, e pieni di prime volte.

Di conseguenza anche la Fata è stata risucchiata sabato mattina in un vortice di eventi e sputata fuori domenica sera distrutta ma felice.

Fata tuttofare che ha: cercato di allestire un buffet decente nonostante i molto scarsi fondi della scuola, ascoltato canzoni di Natale, applaudito a brutte (ma proprio orrende) poesie, passato fazzoletti di carta a mamme vicine di sedia commosse,  allacciato cravatte, sistemato fiocchi, salutato maestre, evitato inutili small talk con certi genitori che anche se è Natale non ce la posso fare.

E il tutto, da capo, due volte.

Accompagnato i maghetti in un castello magico affacciato su un lago zeppo di ricordi, incollato brillantini nell’elfo-laboratorio, scattato foto giocose,  alternato distribuzione di panini e cioccolate calde con corse al bagno più vicino.

Soffiato nasini, messo cerotti, allacciato pattini e ricacciato indietro  lacrime (le sue) mentre Bellatrix prendeva per mano MagoMagretto per insegnarli a scivolare  sul ghiaccio.

E’ stata poi la volta del saggio di danza, e lì la Fata ha fatto una scelta impopolare, ha rinunciato ad assistere allo spettacolo comodamente seduta in platea per sudare sette camicie dietro le quinte. Che tante ne ha fatte e ne ha viste la Fata quando toccava a lei salire sul palco per sapere che l’emozione è tanta anche e soprattutto lì, dove nessuno vede e tutto accade.

Lì dove la Fata ha truccato, pettinato chignon, azzittito con poco convincente tono severo. Tenuto a bada dodici ballerine impazienti chiuse in un camerino di troppo pochi metri quadrati. Cambiato vestiti alla velocità della luce, slacciato scarpette, inforcato mollettine, sparso pece sul pavimento che poi scivolate, corso da un camerino all’altro a cercare una bimba apparentemente smarrita, rassicurato e fatto respiri profondi con loro che siete bravissime e vi ricordate tutto.

A spettacoli finiti, la sera davanti a un bicchiere di prosecco la Fata ha pensato che sì, che ora ci vorrebbero due braccia forti per stritolarla in un abbraccio.

soprattutto drink!
soprattutto drink!
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L’uscita è da questa parte, prego!

La prima volta che incontrammo la Signora sentii che stavo facendo un passo nella giusta direzione.
Dopo mesi e mesi e MESI di pianti ed incertezze l’unica cosa certa era che si doveva fare qualcosa, l’immobilità mi avrebbe uccisa.
Parlammo per quasi un’ora: a tratti tenendoci per mano, a tratti sorridendo e guardandoci per sostenerci a vicenda come a dire “forza, deve uscire anche questo, altrimenti è inutile”
Ci furono molti racconti e pochissime recriminazioni, nessun
“TU hai detto..”
“TU quella volta hai fatto ..”
Piuttosto ci furono sensazioni e stati d’animo e richieste di aiuto. Erano parole che ci eravamo detti e ridetti nelle tante notti insonni.
Ma qualcosa strideva fortissimo con la nostra immagine, qualcosa graffiava i vetri dello studio con rumore assordante. Erano i troppi:
“Tua madre ha detto ..”
“I tuoi hanno fatto..”
“Quella volta che tuo padre..”

La Signora, che di mestiere fa la psicoterapeuta di coppia, smise di prendere appunti e ci guardava.

Ragazzi siete così carini (carini??!! cazzo io non voglio essere carina!). Sembrate una coppia albionica, tu Fata con quel nasino all’insù, e anche tu FacciadAngelo con quella pelle diafana e il viso magro. Vi si vedrebbe bene in un pub londinese (ecco già meglio come immagine, che io con una pinta di birra davanti mi ci vedo eccome ..)
Vedete ragazzi voi siete giovani, speranzosi, pieni di buoni propositi ma dal racconto che mi avete fatto siete una delle coppie più intricate che abbia mai incontrato (oddio se lo dice la Signora allora è proprio grave).
In soldoni venne fuori che ci eravamo costruiti una gabbia dorata intorno alla quale avevamo tessuto una fitta ragnatela dorata coprendo il tutto con una cassaforte imbullonata con viti dorate.

Dalla Signora tornammo soltanto un’altra volta e senza tenerci per mano.

Che se c’è una cosa che ho capito è che il mio matrimonio è un mausoleo, una piramide, imponente e sfarzosa da fuori ma pur sempre una tomba.
Interessante da visitare ma dalla quale ognuno spera di uscire il prima possibile.

Questo Natale niente libri o profumi o panettoni, regalatemi pala e piccone che comincio a scavare!

Tu non sai chi sono io.

A ChiccodiUva ci sono due supermercati e chi frequenta abitualmente l’uno difficilmente lo si vedrà nell’altro. A te qua non ti si è mai visto. Per questo quando ti noto in attesa davanti al banco del pane ci metto un secondo di troppo a realizzare; devi esserti sentito il mio sguardo addosso perché ti giri. E ci guardiamo.

Per fortuna ho il carrello a cui appoggiarmi: le gambe cedono.Il cuore tonfa dritto nello stomaco.

Tu non sai chi sono io.

Io so che solitamente non sei tu che ti occupi della spesa. So che se non c’è la pasta a cena ti arrabbi. So che con i computer non te la cavi molto bene. Che per la pennichella postprandiale metti il pigiama. Che sei riservato. E innamorato. Ma più riservato che innamorato e lei non la conosce quasi nessuno dei tuoi famigliari. A parte tuo fratello.

Nel frattempo hai comprato panini e etti abbondanti di salumi. Io continuo a tenermi aggrappata al carrello, dove sto buttando generi alimentari a caso che la lista della spesa ormai è andata … dai sei mesi sto facendo un lavoro faticoso e doloroso per ricacciare al loro posto i ricordi e le sensazioni e gli odori e il vederti qui il sabato mattina inaspettatamente fa tornare tutto in gola, un rigurgito acido. Che brucia il cuore, la bocca, la testa.

E tu nemmeno sai chi sono io.

O forse sai quel che si dice. Che a ChiccodiUva quel che si fa si sa.

E a ChiccodiUva dicono che sono andata a letto con tuo fratello. Per un anno.

Mi incolonno alla cassa numero uno sperando che quelli davanti a me abbiamo altrettanta fretta di uscire di qua come ne ho io.
Ma così non pare … La gente in fila chiacchiera, commenta, si saluta, si scambia ricette, d’altra parte a ChiccodUva ci si conosce tutti.

No! Ma perché proprio la mia fila?? Perché? Non vedi le altre che sono più scorrevoli? Tu hai fretta, vai in un’altra cassa. E invece niente, te ne stai esattamente dietro di me con i tuoi panini in una mano e una bottiglia di bibita nell’altra.
Vorrei voltarmi e urlare: tu non sai niente! non avete capito niente! Di me, di lui, delle nostre cene, dei parcheggi, dei baci, dei confronti sulla politica, del sushi mangiato sul divano, del sesso.
Adesso mi volto, adesso gli dico: “Ciao, sono la Fata e mi sono innamorata di tuo fratello”.

E se invece fossi io a non aver capito un cazzo?

Mi ricompongo, preparo il sorriso più spontaneo che possa uscire in queste circostanze mi giro e … “Emh, passa pure se hai solo quello ..”

Il trionfo della codardia.

Tu ringrazi, passi, paghi, prendi il resto dalla cassiera, fai per uscire, mi guardi e con la sfrontatezza dei tuoi ventiepochi anni mi fai:   “Ciao Fata” 😉

Ah.